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«Stato di crisi», gli scali italiani chiedono aiuto
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I DANNI Assaeroporti costituirà subito un gruppo di lavoro per quantificare le perdite secondo una metodologia comune a livello europeo.
BOLOGNA

Gli aeroporti italiani chiedono aiuto al governo e invocano lo stato di crisi. A farsi portavoce della richiesta è Assaeroporti, che ieri ha richiamato a Bologna per un summit d'urgenza i rappresentanti degli scali italiani del centro e nord Italia, che sono quelli più gravemente colpiti dalla paralisi del traffico aereo dei giorni scorsi, causata dalla nube vulcanica proveniente dall'Islanda. Il ritorno ai voli a partire dalla mattinata di ieri ha, in qualche modo, contribuito a stemperare la tensione, ma non la preoccupazione dei rappresentanti delle 14 società di gestione aeroportuali intervenute all'incontro che, dopo una riunione durata meno di due ore, hanno deciso di lanciare un Sos al governo.

Troppo rilevanti sono stati giudicati i danni causati da giorni di stop. Il colpo è arrivato da due versanti: da una parte i mancati ricavi derivanti dai voli (si pensi ad esempio alla perdita delle tasse aeroportuali o ai mancati introiti, proporzionali, per le società di handling che svolgono servizi a terra); dall'altra, come dichiarato dall'associazione con una nota, «i costi aggiuntivi dovuti all'assistenza dei passeggeri bloccati nelle aerostazioni». In questo quadro, però, gli scali evitano di mettere sul banco degli imputati le autorità che hanno voluto il fermo dei voli. «Crediamo che in certi casi la prudenza sia dovuta», ha precisato Fulvio Cavalleri, vicepresidente Assaeroporti, evidenziando d'altra parte la «situazione eccezionale, di emergenza, che ha comunque avuto una risposta straordinaria da parte degli aeroporti italiani». Dalla nota diffusa a fine riunione dall'associazione, una certa insoddisfazione tuttavia emerge nel punto in cui è espressa «la necessità di essere direttamente coinvolti nelle decisioni relative a casi analoghi per poter tempestivamente informare i propri associati, in uno spirito di piena collaborazione».

Il primo passo deciso ieri nel summit bolognese è quello di chiedere un incontro al governo, «per concordare le modalità attraverso le quali poter rientrare dai gravi danni economici sopportati». L'indirizzo sembra essere quello di chiedere da una parte aiuti diretti, ma dall'altra anche l'accesso alla cassa integrazione straordinaria in deroga. Del resto il conto per l'intero sistema del trasporto aereo è stato giudicato salatissimo, «nell'ordine di svariati milioni di euro. Proprio perché vogliamo essere seri nella nostra richiesta costituiremo da subito un gruppo di lavoro per la quantificazione dei danni, secondo una metodologia comune definita a livello europeo da Aci Europe», ha specificato Cavalleri. Un punto, questo, sul quale insiste anche Giuseppina Gualtieri, presidente della Sab - che gestisce l'aeroporto di Bologna - e componente della giunta esecutiva di Assaeroporti, secondo cui «occorre unificare le metodologie utilizzate dai vari scali, per dare cifre chiare e portare così all'attenzione la vera entità di quest'emergenza che ha colpito gli scali così come le compagnie».

Proprio da Aci Europe, il consiglio che rappresenta oltre 400 aeroporti di 46 paesi, sono arrivate ieri le prime stime dell'impatto del fermo dei voli, quantificabile in almeno 200 milioni di euro e solo per gli scali europei. Secondo Aci Europe, tra giovedì scorso e lunedì gli aeroporti del vecchio continente hanno perso 10 milioni di passeggeri, con una paralisi per 313 scali, l'80% della rete, nel momento peggiore della crisi. Un quadro di difficoltà cui si aggiungono i 200 milioni di dollari che, secondo Iata, l'associazione che le riunisce, sono stati persi dalle compagnie per ogni giorno di stop.  --  Fonte: Il Sole 24 Ore
 
di Andrea Biondi