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Guida Viaggi - Winteler: "Italia fuori dai grandi circuiti"
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Intervista al presidente uscente di Federturismo

I passi del Governo, i problemi strutturali immutati, le mosse associative, la perdita di fatturato del tour operating e il ruolo delle banche. Nelle parole di Daniel John Winteler , già presidente di Federturismo Confindustria, un'analisi del settore.

Gv: Presidente, a conclusione del suo mandato che bilancio può stilare? "Il bilancio è buono perché si è cominciato a muovere qualcosa. Gli imprenditori hanno capito l'importanza di lavorare insieme per superare la frammentazione che contraddistingue il settore. Anche sul fronte istituzionale, abbiamo visto qualche iniziativa concreta, come il Codice del turismo, che avremmo preferito venisse maggiormente concertato tra le parti, ma come inquadramento formale è una buona premessa".

Gv: In questi anni può dire che la sensibilità del Governo nei confronti del settore abbia condotto a passi avanti concreti? L'anno scorso con Pricewaterhouse avevate predisposto un piano di rilancio in 5 mosse: che esito ha avuto la vostra proposta? "Dalla nomina del ministro del Turismo i problemi strutturali di fondo del settore sono rimasti immutati. L'industria turistica soffre ancora per un assetto di governance dispersivo e privo di coordinamento. Siamo ora all'ennesimo impegno, alla redazione di un piano strategico della cui assenza il settore risente, in termini di competitività e di perdita di quote di mercato. Di turismo si sente parlare solo in termini di annunci o, peggio, di nuove tasse, come quella di soggiorno, su cui non si è levata la voce del ministro, se non tardivamente. Federturismo Confindustria ha dato un contributo, elaborando un documento che rappresenta un punto di partenza per definire un vero e proprio piano di settore, indicando anche modi e tempi entro cui è possibile quasi raddoppiare il Pil del turismo, l'occupazione che esso genera ed il gettito fiscale. Per raggiungere questi risultati sono state identificate 5 azioni strategiche: interventi strutturali per incrementare la capacità dell'Italia di attrarre flussi di turisti internazionali, destagionalizzazione, sviluppo del turismo al Sud, presenza nei mercati a più alto potenziale di attrazione e grandi eventi".

Gv: L'atteggiamento del mondo finanziario è cambiato in questi anni? "Le politiche finanziarie dovrebbero tenere in considerazione le specificità del settore. E' importante che le banche favoriscano l'accesso al credito per contribuire alla crescita e allo sviluppo delle imprese del settore turistico. I finanziamenti erogabili devono essere orientati in funzione dello sviluppo delle imprese turistiche, non delle sole garanzie che essi offrono". Gv: Il turismo organizzato, secondo Astoi, registra attualmente 5 miliardi di fatturato. Soltanto due-tre anni fa si era arrivati a 7: un segnale preoccupante, come contrastarlo? "Occorre leggerle nello scenario di questi ultimi anni: il mercato si è contratto e quindi il calo del fatturato è un dato in linea. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che si sono moltiplicati i canali di distribuzione e il web ha visto crescere il giro d'affari in ambito turistico".

Gv: Ritiene che si possa ancora sollecitare, e come, l'interesse ad investire in Italia da parte di gruppi industriali stranieri? "L'industria turistica italiana è fuori dal circuito dei grandi investitori internazionali. Per risolvere questo nodo, oltre a creare le condizioni economiche e amministrative generali per attrarre capitali stranieri, dobbiamo dare agli investitori esteri certezze su pochi interlocutori istituzionali con cui dialogare. Bisogna definire una strategia, una politica delle infrastrutture, di servizi integrati che possano rendere l'Italia più attraente per il turista e per gli investitori stranieri".

Gv: L'assetto societario di Italia Turismo ha preso un nuovo corso, tutto pubblico: una sconfitta dei privati? "Il principale obiettivo è riportare il turismo italiano al posto che gli spetta nel Paese e nel mondo. Pubblico e privato devono scegliere di procedere insieme per concorrere a offrire e promuovere prodotti turistici attrattivi, ma anche un patrimonio ambientale e artistico, made in Italy, eventi culturali, enogastronomia, mettendo a sistema le risorse per la promozione".

Gv: Su quali aspetti dovrebbe far leva l'offerta turistica italiana per il suo rilancio? "E' necessario creare le condizioni per un'offerta turistica di qualità, rispondente a norme omogenee ed applicate in maniera uniforme per consentire al turista di stabilire un confronto qualità-prezzo attendibile. L'offerta turistica italiana deve recuperare competitività, puntando sulla qualità, sulla formazione e sulla sostenibilità. Anche la destagionalizzazione dei flussi turistici è fondamentale per migliorare la competitività dell'ac Daniel John Winteler coglienza e per estendere nel tempo la nostra capacità di attrazione".

Gv: Quali gli sforzi imprenditoriali per reggere la concorrenza straniera? "Oggi più che mai diventa importante un approccio al mercato fondato sulla capacità di leggere la domanda e di rispondere alle nuove esigenze del cliente con prodotti specifici e innovativi. Ma c'è un altro elemento su cui le imprese devono puntare per vincere la sfida della competizione globale: la fruibilità dei servizi turistici, garantendo l'accesso agli stessi nei modi e tempi richiesti dal cliente. Su questo aspetto la partita richiede un impegno sia sul piano politico, nell'adeguare le dotazioni infrastrutturali, sia delle singole imprese, rivedendo le strategie commerciali e puntando anche su nuove forme distributive". di Laura Dominici

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