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L'Agenzia di Viaggi - Ci mancava lo spesometro
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Il nuovo strumento dell’Agenzia delle Entrate per contrastare l’evasione fiscale.

Fiavet e Astoi riducono i danni, «ma resta il danno alla concorrenza».

Le associazioni di categoria hanno collaborato con l’Agenzia delle Entrate alla definizione dello Spesometro, il nuovo strumento in vigore da luglio per contrastare l’evasione fiscale, che coinvolge l’intermediazione turistica per tutte le transazioni di valore uguale o superiore ai 3.600 euro.

L’Agenzia ha recepito suggerimenti dalle associazioni che in qualche modo hanno forse evitato il peggio per le imprese che producono e distribuiscono turismo organizzato, ma lo spesometro appare da subito strumento ‘tecnicamente insufficiente e parziale’, e quel che è peggio regala un nuovo vantaggio competitivo ai concorrenti stranieri: in particolare a quelli prossimi al confine italiano e a tutti quelli online basati all’estero, ai quali molti clienti potrebbero rivolgersi per evitare il monitoraggio fiscale.

Cosa cambia da 2010 a 2011

Si dice in qualche modo soddisfatta la Fiavet: «Le nostre indicazioni sono state accolte dall’Agenzia delle Entrate - dice il presidente Cinzia Renzi – risolvendo le difficoltà operative che più volte avevamo segnalato».

Dalla comunicazione dell’Agenzia, spiega anche Fiavet, «si evince che per il periodo d’imposta 2011 le agenzie mantengono l’obbligo di comunicazione dal primo gennaio per le operazioni B2B di importo non inferiore a 3.600 euro, mentre si è ottenuto che le operazioni nei confronti dei consumer, sempre non inferiori a 3.600 euro, si dovranno comunicare a decorrere da quelle effettuate il primo luglio 2011. Invece per l’anno d’imposta 2010, le agenzie non hanno l’obbligo di comunicare le operazioni rilevanti ai fini IVA nei confronti di privati ma dovranno comunicare solo le operazioni B2B di importo non inferiore a 25mila euro».

E tuttavia, malgrado questi risultati, resta il parere contrario di Fiavet : lo spesometro è «un adempimento solo italiano privo di fondamento in alcuna disposizione comunitaria – protesta Renzi - il cui unico effetto immediato è una distorsione della concorrenza a danno delle agenzie italiane. Perché favorisce le olta basate all’estero e le agenzie non italiane, soprattutto quelle al confine con il territorio italiano, che non sono obbligate a questi adempimenti».


Corbella: «Strumento inefficace e dannoso»

Anche Roberto Corbella, il presidente di ASTOI, apprezza che l’Agenzia delle Entrate abbia applicato alcune indicazioni fornite dal Gruppo di Lavoro Fiscale dell’associazione, coordinato dall’avvocato Benedetto Santacroce. Ma nota che lo spesometro pone gravi problemi soprattutto ai t.o., «chiamati a responsabilità difficilmente esercitabili. Perché il t.o. viene assoggettato ad un obbligo fiscale - la dichiarazione dei dati dei clienti - il cui contenuto dipende dalla correttezza di un’impresa terza, che è il dettagliante.

«L’Agenzia delle Entrate – sottolinea la nota ASTOI - ha chiarito che il t.o. dovrà essere assistito dall’intermediario nell’acquisizione del codice fiscale e di tutti gli elementi utili alla comunicazione, ma essendo quello tra t.o. e adv un rapporto di diritto privato, l’operatore non ha alcun potere coercitivo nei confronti dell’agenzia.

Peraltro tutti sanno che è prassi consolidata l’acquisto di un pacchetto per sé e per conto di altri - parenti, amici, colleghi. E allora, se la norma vuole individuare i comportamenti di spesa dei contribuenti, che senso ha rilevare esclusivamente le informazioni sull’intestatario della fattura, che in tal modo vedrà attribuirsi per intero il costo del pacchetto, utilizzato e pagato anche da altri?».A proposito di semplificazione

Una tale procedura, come nota Astoi, rischia di falsare le rilevazioni. «Per questo – dice ancora Corbella - con Federturismo avevamo anche scritto al ministro Tremonti, segnalando le difficoltà implicate dall’adempimento di quest’obbligo, che ha gravosi effetti anche sul piano economico».

Corbella concorda infine con Renzi, notando che le agenzie e i t.o. italiani perderanno quote di mercato a favore dei colleghi stranieri, olta incluse, accessibili dall’Italia, che i clienti potrebbero preferire per evitare il monitoraggio fiscale. «Si parla molto di semplificazione – protesta Corbella - ma tutto questo rende la vita delle imprese ancora più difficile».di Sandra di Meo.

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