L'Imprenditore - Si rimettono in moto gli ingranaggi
Sarà un'estate all'insegna della ripresa, quella del turismo italiano. A dirlo sono le stime degli operatori, a ripeterlo gli umori che circolano nel comparto, a confermarlo le proiezioni dei centri di ricerca. L'appiglio per la risalita arriva da lontano: il miglioramento dell'economia globale dovrebbe aiutare a muovere gli ingranaggi del turismo mondiale, che il Wto indica in crescita del 3-4% nel 2010. L'incoming nel paese, dopo un 2009 che visto crollare presenze e fatturati, dovrebbe così registrare una netta riscossa. Il gap da colmare, sia chiaro, è profondo: secondo Bankitalia, nel 2009 le spese dei viaggiatori stranieri nel nostro paese sono diminuite del 7,2% (a 28.856 milioni di euro), quelle dei viaggiatori italiani all'estero, pari a 20.015 milioni di euro, del 4,3%. Che lo scorso anno sia stato critico lo dimostra anche il rapporto firmato dall'Osservatorio turistico-alberghiero. Il comparto dell'accoglienza ha infatti registrato un calo del 4,5% rispetto a due anni fa.
Ad assottigliarsi sono stati i flussi turistici di stranieri (-6,4% il calo dei pernottamenti rispetto al 2008), ma anche le presenze italiane, scese del 2,9% (a 137 milioni del 2009 dai 141,2 del 2008). La crisi non ha risparmiato nessuno: dai laghi alla montagna, dalle città d'arte, passando per il mare e i centri termali. "Il 2009? Un anno orribile", taglia corto Roberto Corbella, presidente Astoi, denunciando una flessione globale intorno al 10%. Ora però si guarda al futuro con rinnovata fiducia. Antonio Colombo, direttore generale Federturismo Confindustria, sottolinea che "i primi mesi del 2010 stanno evidenziando timidi segni di ripresa".
Lampi di ottimismo arrivano dal presidente dell'Enit, Matteo Marzotto: nelle scorse settimane ha segnalato che "il 2010 dimostra una certa reazione e per questo ipotizziamo 40 milioni di arrivi, per 4,5 giorni medi di presenza". Il sentiment generale è che il settore ritorni ai livelli del 2008, quando la crisi doveva ancora esplodere in tutta la sua potenza. Secondo le previsioni, i flussi di turisti stranieri dovrebbero insomma riprendere vitalità. L'obiettivo, confidano gli operatori, è rimanere nella top five dei paesi per quantità di valuta creata dal turismo straniero e generare un fatturato che vale 31-32 miliardi, il 10% del Pii. I segnali confortanti non mancano. La domanda turistica nel periodo pasquale si è attestata in crescita del 4% rispetto all'anno precedente, contro il +1 % stimato nella migliore delle ipotesi. I turisti in più sono arrivati dalla Germania, tradizionale base dell'incoming, in aumento si sono rivelati i flussi provenienti da Spagna (+33%), Olanda (+3,6%) e Austria (+8,2%). Ottimi gli incrementi delle prenotazioni da Stati Uniti, Canada, Brasile e Giappone.
"Il mese di marzo, turisticamente parlando, ha fatto registrare un forte recupero di arrivi e presenze alberghieri rispetto allo stesso periodo del 2009", afferma il presidente di FederalberghiConfturismo, Bernabò Bocca. Merito della politica dei prezzi praticata dalle imprese ricettive, che hanno prodotto un recupero di turisti, "anche se non ancora un recupero di fatturati", sottolinea Federalberghi. Ancor prima si era mosso in territorio positivo il mercato dell'accoglienza sulla neve. L'incremento registrato quest'anno nel periodo gennaio-marzo è stato del 40%: oltre 2,8 milioni di italiani hanno infatti trascorso una settimana in montagna contro i 2 milioni del 2009. A questi vanno aggiunte oltre 6,14 milioni di persone (5,8 milioni nel 2009) che nello stesso periodo sono state almeno una volta in località montane e sciistiche dell'Italia, per una crescita di quasi il 7%. L'estate potrebbe andare ancora meglio. La stagione delle prenotazioni si è aperta a marzo ingranando la marcia giusta. "Il trend di partenza è soddisfacente", spiega Andrea Giannetti, presidente Assotravel. A tirare saranno le méte tradizionali, come le località balneari del Sud e le isole. In crescita dovrebbero rivelarsi in particolare gli arrivi nelle Marche, nella riviera romagnola e nella costa abruzzese molisana.
"Il mare la farà da padrone come sempre", aggiunge Giannetti, che fa una previsione: "Molti italiani si sposteranno sulle coste, ma non varcheranno le frontiere nazionali, mentre altri si dirigeranno verso Spagna, Croazia e Grecia". Anche se, per quanto riguarda il paese ellenico, la previsione è che "la crisi del paese non si rifletterà sui prezzi delle strutture turistiche". Sempre sul fronte dellbutgoing, le mete di tendenza, secondo le previsioni di Astoi, si confermano le isole del Mediterraneo, la Tunisia, il Mar Rosso, così come la Turchia e il Marocco. Sul lungo raggio si profilano ottime previsioni per gli Stati Uniti, buone per il Canada. In ripresa il Messico, i Caraibi, il Brasile, l'Indonesia (Bali in particolare) e la Thailandia. Tra le nuove destinazioni vanno segnalate l'India, il Giappone e la Cina.
Le vacanze si concentreranno come da tradizione tra fine luglio e agosto, ma il tempo di permanenza continuerà ad accorciarsi. "Da 6-7 anni a questa parte - spiega ancora Giannetti - non esistono più famiglie che si spostano per un mese, come succedeva in passato. Adesso le vacanze durano al massimo 15 giorni". Soggiorni più brevi, méte più vicine che massimizzano il rapporto prezzo qualità: il turista dell'estate 2010 metterà il fattore prezzo in cima alla lista delle priorità. Per questo l'auto si confermerà ancora il mezzo di trasporto preferito mentre i voli low cost registreranno un successo crescente.
"Gli italiani non si fanno sfuggire le migliori condizioni economiche delle offerte, importantissime sono le prenotazioni anticipate che abbinano forti sconti a un'ampia scelta. Molto popolari sono i lastminute che offrono sempre grandi sconti anche se una scelta decisamente più limitata", aggiunge il presidente Corbella. Allo stesso tempo, tuttavia, va detto che "il turismo sta cambiando e viaggiare è diventato un bisogno primario. Il viaggiatore non s'accontenta più del 'pacchetto' standardizzato, vuole di più. I turisti hanno meno tempo: ma è aumentato il bisogno di "staccare la spina" durante l'anno e farlo più volte". Sintomatico di questo cambiamento è ad esempio il city break, brevi viaggi di due o tre giorni che rappresentano ormai il 40% dei pernottamenti in Europa. Di fronte a uno scenario in così continuo mutamento, il settore deve necessariamente trovare una nuova identità.
"E per farlo - aggiunge Antonio Colombo - come tutti i settori produttivi, il comparto ha bisogno di politiche industriali che abbiano come obiettivo la competitivita delle imprese". Non solo. "Le politiche per il turismo - spiega ancora Colombo – non devono essere confuse con la promozione. Per rilanciare il settore occorre una strategia integrata, basata sull'innovazione, sulle infrastrutture, sulla qualità dei servizi offerti, sulla professionalità della forza lavoro. Il turismo deve essere al centro di tutte le politiche connesse, dai trasporti all'ambiente, alla sicurezza".
di Francesca Milano












































